vai al contenuto della pagina vai al menu di navigazione
 

Clemente Mazzotta (1942-2006): Studioso e filologo

Mostra bibliografica in occasione del Convegno di studi a dieci anni dalla scomparsa (12 dicembre 2016-13 gennaio 2017)

Nel laboratorio di Clemente Mazzotta

Tracce e fascino della tradizione a stampa nella biblioteca privata del filologo L’esposizione svela una selezionata porzione della biblioteca privata e specialistica di Clemente Mazzotta (1942-2006). Strumento indispensabile per attendere al suo lavoro di ricerca, essa è in prevalenza composta di opere “di” e “su” gli Autori più studiati, tra cui primeggiano Alfieri, Pascoli e Carducci. Non consumato dalla passione dei bibliofili, seppur proprietario di belle e rare edizioni, Mazzotta raccolse attorno a sé i libri utili alla sua attività di studioso e di filologo. Accanto all’«emozione» dell’indagine sui manoscritti, infatti, egli si spese nella faticosa ricostruzione della tradizione a stampa muovendo dalla ricognizione delle singole manifestazioni e dall’esame analitico delle edizioni e dei loro sottoinsiemi (varianti, emissioni, etc.), lavorando, ove possibile, su esemplari propri.

Di alcune edizioni, ad esempio per il Misogallo di Alfieri di cui tanti sono i volumi in mostra, Mazzotta collezionò addirittura più copie, per poterle sottoporre a raffronti testuali, non diversamente da quanto previsto in sede di recensio per la tradizione manoscritta. Le carte impresse recano spesso puntuali annotazioni manoscritte, riservate alla descrizione breve
dell’edizione o delle specificità d’esemplare.
Muniti dell’ex libris in forma di timbro a inchiostro rosso o da precise note di acquisto, i volumi del professore filologo sono pure arricchiti di biglietti, carte e appunti – oltre che dalle fatture o dai ritagli dei cataloghi dei librai antiquari di cui Mazzotta era attento lettore – dove affiorano ipotesi e fulminee intuizioni su cui lo studioso intendeva fondare la ricostruzione della tradizione del testo in tipografia.

----------

Al Convegno, con il coordinamento di Gian Mario Anselmi, sono intervenuti:
Angelo Fabrizi, L’Alfieri di Clemente Mazzotta
Franca Arduini, Percorsi di un filologo alfieriano nella Biblioteca Medicea Laurenziana
Vittorio Colombo, “Caro amico ti scrivo...”: dieci anni di ricerche alfieriane senza Clemente
Renzo Rabboni, L’altro Sei-Settecento
Patrizia Paradisi, “O Italiani, io vi esorto alle Concordanze!”: Clemente Mazzotta filologo pascoliano
Gino Tellini, Lo stile del filologo

Interventi brevi di Denise Aricò, Bruno Basile, Andrea Battistini, Andrea Fassò, Francesca Florimbii, Paola Vecchi Galli, Paolo Tinti

----------

Clemente Mazzotta (Fano, 24 maggio 1942 – Bologna, 24 dicembre 2006)

Laureatosi in Lettere moderne con Raffaele Spongano nel 1966 nell’Università di Bologna, fu professore ordinario nelle Università di Udine (dal 1987 al 1993) e, in seguito, di Bologna (dal 1993 al 2006).

Fu socio della Commissione per i testi di lingua, condirettore della rivista «Studi e problemi di critica testuale» fondata dal suo maestro, membro dei comitati scientifici delle Edizioni Nazionali delle opere di Alfieri, Carducci e Pascoli, infine Presidente dell’Accademia Pascoliana di San Mauro Pascoli. Morì il 24 dicembre 2006.

Si occupò inizialmente della lirica del Quattrocento con l’edizione critica delle Rime del fiorentino Niccolò Tinucci (1974), dando subito prova del suo ben noto rigore filologico. I suoi interessi si spostarono poi sui secoli moderni.Fondamentali sono i suoi studi su Vittorio Alfieri, del quale pubblicò nel 1987 (nel terzo volume dell’Edizione nazionale) l’Esquisse du jugement universél, le Satire e - particolarmente importante - il Misogallo, la cui edizione rimane un modello per l’ingegnosa rappresentazione dei diversi tipi di varianti e modifiche di mano dell’autore. Seguirono il Panegirico di Plinio a Trajano, Parigi sbastigliato e Le mosche e l’api (1990). Numerosi i suoi saggi su Pascoli, ai quali dedicò buona parte dei suoi ultimi anni: fra questi le Concordanze dei Poemi conviviali e dei Carmina latini (1997 e 1999) e l’edizione del carteggio fra Giovanni Pascoli e Leopoldo Tosi (1989). Frutto della sua vivace curiosità è la pubblicazione della poco nota Bevanda asiatica (1685) in cui Luigi Ferdinando Marsili, reduce dalla prigionia presso i Turchi, fornì all’Europa una delle prime trattazioni sul caffè.