vai al contenuto della pagina vai al menu di navigazione
 

Centro Studi “Medical Humanities”

Presentazione

Nel suo primo e fondamentale compito, la prospettiva delle Medical Humanities tende allo studio di tutte le forme narrative, retoriche, linguistiche che definiscono il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Quest’ultimo, in forme e con modalità rese oggi sempre più articolate e complesse dall’odierna società multiculturale e dall’accesso a informazioni non criticamente vagliate, consentite dagli attuali mezzi di comunicazione di massa, giunge dal medico con un “racconto” della propria malattia. Il medico, dal canto suo, si trova così a dover decostruire questo racconto, cui sostituisce una nuova “narrazione”, che consiste propriamente nella diagnosi e nell’avvio del processo terapeutico.

Questo nuovo racconto, di fatto, teso com’esso è a creare e a consolidare la fiducia del paziente, deve essere una autentica narrazione, che, come tale, si avvale di specifiche competenze e sensibilità che il medico, nella sua formazione, dovrebbe acquisire. La lettura delle opere, soprattutto teatrali e narrative (ma il discorso tocca col romanzo il suo apice), educa a una specifica relazione con l’altro, a una restaurazione della “prossimità”, che è condizione stessa dell’esercizio di lettura (la Nussbaum discorre, a questo proposito, di “emozioni razionali”, che meglio si intendono ora alla luce dei “neuroni specchio” studiati dai neuroscienziati).

A Bologna, per lungo tempo, soprattutto ma non esclusivamente alla scuola di Augusto Murri, questo elemento era considerato una sorta di prerequisito umanistico della formazione “umana” del medico. Soprattutto nel romanzo, le prospettive ideali dello scrittore sono calate in circostanze (sociali, ambientali, linguistiche, culturali, religiose) ben definite, che educano il lettore al riconoscimento e alla conoscenza della dignità dell’altro. Il paziente dovrebbe quindi trovare, nel “racconto” del medico, non solo specifiche competenze cliniche, ma la tessitura di una narrazione nella quale egli si possa riconoscere, trovandovi quella fiducia che è elemento essenziale del percorso terapeutico (si pensi alla realtà dell’effetto placebo, al rilievo straordinario delle cure palliative e della terapia del dolore). A questo punto il medico-lettore e il paziente diventano protagonisti di una nuova narrazione, nella quale, come accade nel romanzo, che è il genere della realtà e della contingenza, non vi possono essere elementi o personaggi indifferenti alle finalità comuni da perseguire. E se le neuroscienze e la bioetica costituiscono un ponte privilegiato fra le cosiddette “due culture”, è nondimeno tutta la scuola clinica, centrata sulla cura del malato e sull’alleviamento delle sue pene, a essere interpellata da questi percorsi. La parola che cura, la parola che consola, la parola che salva (il Decameron di Boccaccio si apre con un’affermazione lapidaria: «Umana cosa è aver compassione degli afflitti»), vengono così a toccare il centro stesso, la scaturigine antropologica delle arti, che, alla loro radice, sono e restano una terapia del dolore, una sospensione e ripensamento – nella bellezza che li trascende e trasfigura ˗ dei dolori della storia individuale e collettiva.

Questa latitudine di orizzonti induce a sperare che le Medical Humanities possano essere un punto di incontro (un crocevia) tra le discipline cliniche, la città e le arti, a cominciare dalla parola ma non da quella soltanto (la malattia e il malato si vedono e si ascoltano: sicché, per questa via, le arti visive, incluso ovviamente il cinema, al pari della musica divengono momenti essenziali di riflessione). Se la salute, come ricordava H.G. Gadamer, non è il semplice contrario della malattia, ma la restaurazione di uno stato di benessere che include la qualità e la dignità della vita umana, essa deve comprendere quei beni immateriali che, di quella dignità, sono parte integrante ed essenziale. La bellezza restituisce la viva coscienza che il recupero intelligente di una dimensione simbolica è cosa vitale per l’humanitas della nostra vita. Ecco allora che le Medical Humanities sperano, con l’aiuto di tutti, di poter parlare non solo all’Università, ma alla cittadinanza, nell’umile consapevolezza dell’irriducibile ricchezza della natura umana.

 

Marco Veglia

Direttore del Centro Studi di Medical Humanities

Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica

-----------------

Fondato dal prof. Gian Mario Giusto Anselmi, il Centro Studi “Medical Humanities” è stato approvato nella seduta del C.d.A. del 27 gennaio 2015.

 

Comitato scientifico del Centro studi di Medical Humanities

 

Il Centro studi di Medical Humanities è (CMH) una struttura del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica, cui appartengono, pertanto, il Direttore e il Segretario del Centro.

Il Comitato Scientifico è composto da una rappresentanza di docenti, ricercatori e assegnisti dell’Università di Bologna, nonché da alcune personalità che rappresentano enti e istituzioni cittadine interessate ai percorsi culturali del Centro studi.

Aderiscono al Comitato anche docenti di altri Atenei, nazionali ed esteri.

 

Docenti, ricercatori e assegnisti dell'Università di Bologna:

Stefano Arieti

Giovanni Baffetti

Roberto Balzani

Francesco Benozzo

Giuliana Benvenuti

Guido Biasco

Claudio Borghi

Andrea Campana

Raffaella Campaner

Stefano Canestrari

Bruno Capaci

Giovanna Cenacchi

Rabih Chattat

Loredana Chines

Lucio Ildebrando Cocco

Stefano Colangelo

Silvia Demozzi

Ludovica De Panfilis

Carla Faralli

Manuela Gallerani

Mauro Gargiulo

Francesca Ingravallo

Marina Lalatta Costerbosa

Paola Italia

Angelo M. Mangini

Lucia Manzoli

Giacomo Manzoli

Matteo Martelli

Lara Michelacci

Bruna Pieri

Marilena Pillati

Ivo Quaranta

Edoardo Ripari

Gino Ruozzi

Francesco Sberlati

Stefano Scioli

Michele Sesta

Fabio Tamburini

Chiara Tartarini

Davide Trerè

Matteo Viale

Pierluigi Viale

Maria Patrizia Violi

Maurizio Zompatori

Silvia Zullo

 

In rappresentanza di enti e istituzioni cittadine aderiscono al Comitato delle MH:

Simonetta Saliera, Presidente dell’Assemblea legislativa regionale.

Marilena Pillati, Vicesindaco del Comune di Bologna.

Don Francesco Scimè, delegato dell’Arcivescovo di Bologna.

Valeria Cicala, Centro San Domenico.

Claudio Borghi, Società Medica Chirurgica.

 

Le Fondazioni cittadine sono così rappresentate:

Fabio Roversi Monaco, Genus Bononiae – Festival della Scienza Medica (Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna).

Maura Pozzati, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Roberto Chiesi, Fondazione Cineteca di Bologna.

 

Accademie e centri di studio hanno aderito inoltre alle MH attraverso alcuni docenti dell’Alma Mater Studiorum già ricordati:

Loredana Chines, Centro studi ARCE del Dip. di Filologia Classica e Italianistica.

Lucio Ildebrando Cocco, Segretario Perpetuo e Accademico Benedettino dell’Accademia delle Scienze.

Carla Faralli, presidente del CIRSFID.

Bruna Pieri, Centro studi “La permanenza del classico” del Dip. di Filologia Classica e Italianistica.

Maria Patrizia Violi, Scuola Superiore di Studi Umanistici.

 

In rappresentanza del mondo sanitario, dell’associazionismo e del volontariato aderiscono alle MH:

Averardo Orta, Presidente Consorzio sanitario Colibrì

Sandra Balboni, Presidente di Loto Onlus

Armando Guido Rizzente, Ospedali Privati Riuniti - Nigrisoli e Villa Regina

 

Da altri Atenei aderiscono:

Lucia Rodler, Università degli Studi di Trento

Stefano Redaelli, Università di Varsavia

Massimo Ciavolella, UCLA – University of California, Los Angeles, Center of Medieval and Renaissance Studies

 

Aderisce alle MH il gruppo di ricerca su “Scienze Umane e Salute”, prima inserito nel CIRSFID della Prof.ssa Carla Faralli e costituito da:

Raffaella Campaner, Stefano Canestrari, Giovanna Cenacchi, Rabih Chattat, Roberto D'Alessandro, Ludovica De Panfilis, Guido Giarelli, Francesca Ingravallo, Marina Lalatta Costerbosa, Ivo Quaranta, Silvia Zullo.

 

La Segreteria Organizzativa è affidata al Prof. Bruno Capaci del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica (che coordina un gruppo formato da Alberto Di Franco, Patrizia Fughelli ed Elvira Passaro). Il prof. Capaci è responsabile, a sua volta, del gruppo di ricerca REPP (Retorica e Psicologia/Psicosomatica), che afferisce al Centro studi di Medical Humanities.

Il Responsabile della Comunicazione delle attività del CMH è il Dott. Marco Serra.

Contatti

Centro Studi "Medical Humanities"

c/o Dip. di Filologia Classica e Italianistica

Via Zamboni, 32

40126 - Bologna - Italia